Corte di giustizia UE, 25 gennaio 2024 – Causa C-58/22

Il 25 gennaio 2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una pronuncia nella causa C-58/22, avente ad oggetto l’interpretazione dell’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, in relazione alla Decisione della Commissione 2006/928/CE del 13 dicembre 2006, che ha istituito un meccanismo volto a monitorare i progressi della Romania nel settore della giustizia e nel contrasto alla corruzione.

La Corte di Giustizia ha ribadito che il principio del ne bis in idem, previsto dall’articolo 50 della Carta, si applica solo quando sono soddisfatte due condizioni:

  1. Esistenza di una decisione definitiva su fatti specifici (“bis”);

  2. Identità dei fatti materiali oggetto dei procedimenti (“idem”).

Sotto il primo profilo, una decisione può considerarsi definitiva solo se comporta l’estinzione dell’azione penale secondo il diritto nazionale e se è stata adottata a seguito di un esame del merito della questione. Una decisione basata su un semplice vaglio formale o su motivi procedurali non impedisce l’avvio di un nuovo procedimento per i medesimi fatti.

Per quanto riguarda la seconda condizione, la Corte ha chiarito che l’identità tra i reati deve essere valutata sulla base dei fatti materiali sottostanti, a prescindere dalla qualificazione giuridica attribuita dalle autorità nazionali. L’essenziale è che vi sia un nucleo fattuale comune, costituito da circostanze concrete tra loro legate.

La Corte ha dunque affermato che “Il principio del ne bis in idem sancito all’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che: una persona non può essere considerata come definitivamente assolta, ai sensi di tale articolo 50, in conseguenza di un’ordinanza di archiviazione adottata da un pubblico ministero in assenza di un esame della situazione giuridica di tale persona in qualità di responsabile, sul piano penale, dei fatti integrativi del reato addebitato“.

Sentenza